Cosa intendiamo quando parliamo di Registri akashici

 In Vie della Felicità

Intervista a Michele Truppi

Chi sei? Qual è la tua professione? 

Nato nell’anno in cui l’uomo è sbarcato sulla luna, ho sempre accompagnato lo studio scientifico con una particolare apertura mentale.

Ciò mi ha aiutato a (ri)scoprire che esiste un livello di consapevolezza in cui fisica e metafisica si incontrano e diventano tutt’uno.

Accanto al mio ruolo professionale (sintetizzando: counselor e insegnante di tecniche psicocorporee) ho avuto la grande fortuna di potermi dedicare con tutto me stesso, per un certo periodo, allo studio e alla ricerca.

Ho approfondito una vasta gamma di conoscenze unite in una visione davvero olistica della vita, dell’universo e della materia.

Attualmente il mio sforzo, accanto alla ricerca e alla sperimentazione costante, è rivolto alla diffusione di alcune tecniche multidisciplinari finalizzate, fondamentalmente, a migliorare la qualità della vita di ciascuno.

 

In cosa consiste il tuo metodo di lavoro, il modello o i modelli che ritieni validi per i percorsi che proponi?

Dipende dalle esigenze e dalla personalità dei diretti interessati, ovviamente.

Personalmente sono un convinto sostenitore del fatto che non esista un unico percorso per raggiungere una meta e che a ciascuno sia anche consentito percorrerne più d’una.

È possibile iniziare con un lavoro specifico sul corpo, ma è anche possibile che alcune tecniche, una volta insegnate, siano eseguite in autonomia dalle persone, che ne terranno un diario per confrontarsi progressivamente sugli sviluppi.

Impieghiamo tecniche di meditazione tradizionale, focalizzazioni, visualizzazioni, mantra, mindfullness, accessi alla memoria akashica, analisi energetiche, riflessologia, kundalini yoga, costellazioni sistemiche e familiari, manovre bio-energetiche, iridologia, aromaterapia, cristallo-pratica, reiki, riflessologia plantare, auricolare e cranio-sacrale e altro ancora.

Volendo parafrasare uno dei principi Huna a cui mi ispiro «Se qualcosa funziona, va bene»!

 

Ci sono sostanziali differenze di approccio tra il suo metodo e altri?

Oltre alla multidisciplinarietà, probabilmente il fatto che non faccio mistero di ricorrere a qualsiasi strumento, tecnica o trucchetto che possa servire per sostenere chi chiede il mio aiuto!

Un (po’) più seriamente, a chi si rivolge a me cerco di evidenziare alcuni valori, spingendo ciascuno verso la comprensione di se stesso e coniugando l’impiego di tecniche olistiche con una solida preparazione scientifica.

 

Cosa sono i Registri Akashici, e perché destano sempre molto interesse?

Esiste un livello universale in cui tutto è energia e informazione.

La scienza occidentale ha impiegato alcuni millenni per ipotizzare l’esistenza di un cosiddetto universo olografico in cui tutto è energia vibrante, mentre altre sensibilità avevano già intravisto questa possibilità.

L’Akasha è il contenitore universale, l’essenza primigenia da cui tutto proviene e che contiene tutto.

Al di là della terminologia esotica – reintrodotta in occidente da Rudolf Steiner con l’espressione “cronache dei registri akashici” – è possibile sintonizzarsi con questo elevatissimo piano energetico, traendo informazioni utili per la crescita personale, umana e spirituale.

 

Questo tipo di strumento può essere utile nell’analisi del proprio percorso di realizzazione? In che modo?

Assolutamente si! Prendere consapevolezza delle cause possibili dei propri blocchi interiori è il primo, indispensabile passo per iniziare un percorso di crescita. Questa non può prescindere dalla soluzione di ogni situazione interiore che avvertiamo limitante. Si tratta appunto di un percorso avviato per conoscere meglio se stessi, imparando a riconoscere (o ricordando) il perché dei nostri bisogni e delle nostre aspirazioni.

Non si tratta tuttavia di un “libretto delle istruzioni” da eseguire passivamente, quanto piuttosto di uno stimolo alla ricerca della realizzazione individuale, sostenuto e accompagnato dalle sollecitazioni del counselor.

Qual è la tua visione del sistema vita e al contempo, come agisce su di essa il tuo metodo?

L’idea che la vita sia un luogo di amore e felicità non è semplice da accogliere, soprattutto per chi sta attraversando un periodo di sofferenza.

Essere felici non è qualcosa da “fare” quanto piuttosto qualcosa da accettare.

Occorre liberarsi di ogni ostacolo interiore e solo allora si scopre – non senza sorpresa – che essere felici è uno stato naturale. Una visione davvero amorevole aiuta a ritrovare il bene in ogni situazione, anche quella che siamo portati a qualificare come la peggiore possibile.

Non si tratta di imparare a “essere ottimisti” bensì ad accogliere qualunque evento come una occasione di crescita, sviluppo e arricchimento; accettato questo nulla più può spaventarci!

Da dove parte il tuo cambiamento per l’autorealizzazione?

Il mio percorso personale è stato caratterizzato da esperienze di impronta sciamanica, passando attraverso la perdita dell’anima, la morte fisica e lo smembramento del corpo, per giungere infine alla trasformazione e alla rinascita, ben note alle scuole di analisi di ispirazione junghiana.

Le esperienze vissute mi consentono dunque di mettermi allo stesso livello con il soggetto trattato, divenendo manifestazione di un guaritore ferito (Soter); egli può aiutare nella soluzione delle crisi altrui proprio perché le ha già sperimentate sulla propria pelle.

La misura dell’efficacia di questo percorso è stata personalmente sperimentata, consentendomi – per cronaca – di quadruplicare, ad oggi, le aspettative di vita personali (da 6 mesi a due anni).

Chi sono le persone che arrivano da te per essere aiutate?

La platea di utenti è davvero varia e la osservo con grande curiosità.

Il livello di scolarizzazione è medio-alto, le attività professionali sono le più varie, l’età spazia dai 20 agli over 50. Non c’è una preponderanza di genere seppure differente è certamente l’atteggiamento femminile da quello maschile.

Diffusa invece è la condizione di crisi personale che spesso induce i soggetti a porsi domande sulla propria vera natura, affannandosi nel ricercare il proprio “destino”… A oggi non ho censito casi in cui la ricerca sia risultata infruttuosa e non di rado questa costituisce solo un primo passo verso ulteriori occasioni di confronto e approfondimento.

Cosa rende più difficile il cambiamento per una persona?

Esistono convinzioni e fratture profondamente radicate in ciascuno di noi, di cui quasi mai siamo consapevoli nonostante guidino incessantemente i nostri passi; senza una adeguata consapevolezza di sé saremo purtroppo guidati (da altro e da altri) nelle scelte quotidiane, dalla più banale a quelle potenzialmente più importanti.

Detto questo, il primo elemento ostativo a intraprendere un reale cambiamento è (sempre) nell’accettare che tutto ciò dipenda esclusivamente da noi stessi.

Non è facile assumersi la responsabilità di ciò che siamo, scrollandoci di dosso ogni senso di colpevolezza, ma è l’unico modo per riacquistare la consapevolezza della nostra capacità di “cambiare le cose”.

Il rapporto conflittuale che rilevi nella maggior parte delle persone, risiede più nella percezione del corpo o nelle sovrastrutture mentali?

In un approccio psico-emotivo ed energetico, come quello che prediligo, il dialogo corpo-mente è costante e bidirezionale. Ciò peraltro diventa una grande opportunità, perché l’operatore può optare per il ricorso allo strumento più efficace nel caso specifico.

Non è mai possibile, tuttavia, non tener conto dell’asset culturale, spirituale e psicologico delle persone che chiedono un aiuto; in questo senso l’attività di counseling è anche volta a portare alla luce le possibili “sovrastrutture mentali” spesso derivanti da sollecitazioni esterne e frequentemente pressoché trasparenti agli occhi di chi ne sia meno consapevole.

C’è una cosa che sostieni e che sconvolge di più le persone che si rivolgono a te?

Sostengo, con forza, che a ciascuno di noi è concessa tutta l’energia necessaria per realizzare qualsiasi cosa e che gli unici limiti che possono ostacolarci sono quelli che noi stessi ci poniamo.

Tuttavia, affinché questa idea passi dal piano astratto e teorico a quello fattuale e concreto, non serve un atto fideistico o, peggio, di subordinazione psicologica nei confronti del guru di turno.

È necessario sostenere il soggetto trattato nella crescita della propria consapevolezza finché anch’egli manifesti appieno tutte le sue potenzialità.

Qual è la citazione che rispecchia di più la tua visione per il cambiamento?

Le frasi a effetto funzionano sempre e io condivido quanto sosteneva S. H. Shenker a proposito degli slogan; se non riusciamo a sintetizzare un concetto in uno slogan forse non lo abbiamo compreso fino in fondo e soprattutto non siamo in grado di spiegarlo.

Per questo spesso anche io provo a ricorrere a questo efficacissimo strumento. A questo proposito ne voglio proporre due, entrambe attribuite a Buddha, impiegate nel 2019 per un evento di beneficienza a favore dell’associazione Diabete Romagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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