Biografia

A 6 anni, per un concorso indetto dall’oratorio salesiano, ho scritto una poesia  che prendeva le difese di Giuda.rospo ce diviene chi sei Affermavo che bisognava provare pena per quel povero uomo tanto in colpa e angosciato da suicidarsi. Non mi andava che la gente lo disprezzasse soltanto. Con quella poesia vinsi il primo premio. Questa vittoria mi fece intuire per la prima volta che un pensiero controcorrente, autonomo, se ispirato dal bene, alla fine riesce sempre ad arrivare nel cuore di chi ascolta. Poi, dagli 8 anni, iniziai a fare il chierichetto. Ero instancabile, servivo tantissime messe, nella speranza di cogliere qualcosa di mistico, ‘magico’, commovente. Ma niente! Mi sembrava tutto ripetitivo e automatico. Si annoiava il prete, il pubblico, e mi sembrava che si annoiassero pure le statue dei santi e delle madonne.  Continuai a servire messa fino a quando, a 12 anni, vidi il parroco andare su tutte le furie perché nel borsone delle offerte mancava- secondo
lui- qualche moneta.  Io lo osservavo sull’uscio della sagrestia, lui mi vide e mi urlò contro: “Esci subito fuori.
Via da qui!” Da quel momento in poi iniziai a sentirmi orfano di DIO o comunque di qualcosa di trascendente.

A 13 anni ebbe inizio la mia fase dello sterminio animale. Incendiavo con l’alcol migliaia di formiche, insieme alle loro povere uova. Torturavo lucertole, ragni, ma non mi fermavo neppure davanti a pesciolini rossi e ad animali più grandi come pulcini e gattini. Magari i pulcini e i gatti non li ammazzavo, però gli infliggevo dolore.  Chissà cosa volevo scatenare in me, cosa volevo provare. Quello che so è che volevo vedere dentro, volevo osservare la sofferenza di queste creature e rendermi conto che, spesso, era silenziosa e impotente. Questa loro condizione mi eccitava e mi faceva provare rabbia al contempo.

Dopo ci fu il liceo artistico, la ricerca della vena creativa. Disegnavo facce stile Urlo di Munch, e figure molto affini a quelle degli espressionisti tedeschi.  Diciamo che non rappresentavo esattamente quella che si potrebbe definire una umanità serena e spensierata.

Nello stesso periodo cominciai a studiare pianoforte e a comporre dei brani. Mi divertivo a creare motivi malinconici, forse perché continuavo a ricercare la commozione,la stessa che cercavo servendo le messe.

Ci furono anni di tormento esistenziale adolescenziale. Ogni mio pensiero e ogni mia azione erano impregnati di riflessioni sul senso della vita, della morte, del destino e delle differenze di trattamenti riservati agli esseri umani.  Altro tema era il confronto tra realtà ordinaria e mille possibili altre realtà invisibili, speciali, strane, magiche, etc.  Ero in un momento di grande fermento. Pensavo molto. Scrivevo riflessioni crepuscolari sui miei taccuini. Componevo musiche piene di accordi minori, diminuite e semidiminuite.  Immaginavo l’altrove. E cosi via.

Nel frattempo avevo maturato un’altra passione: l’archeologia dei buchi.  Qualsiasi cripta, sotterraneo, fosso, qualsiasi grotta, erano per me motivo di gioia e di eccitazione. Volevo entrare, respirare quell’odore di nascosto e di pace. Volevo scoprire cosa c’era in fondo.

 E venne il tempo dell’università.  Mi iscrissi a Lettere Moderne. In realtà la prima scelta era caduta su Psicologia, ma andando a visitare la facoltà di Roma, mi accorsi che era troppo teorica. Non offriva nessun approccio pratico, nessuna tecnica per curare sul campo le persone. Quindi optai per Lettere Moderne. Ma tutto sommato ero soddisfatto perché avevo comunque istintivamente il desiderio di collegare, arte, filosofia, religioni e psicologia. Configurai un piano di studi farcito di filosofia delle religioni, arte, letteratura.  Cercai in ogni occasione di affrontare le grandi menti che avevano scritto tra la fine dell’800 e i primi del ‘900.  Sguazzai nella letteratura e nel pensiero simbolista, espressionista, decadente, irrazionalista, surrealista.  Ero appassionato di buddismo, sufismo, ebraismo. A 21 anni inizia anche a praticare una forma di buddismo, quello giapponese[1].  Passai molto tempo a mettere in crisi i ragazzi della facoltà di giurisprudenza. Li convertivo, per così dire, all’idea che la giustizia, la colpevolezza e l’innocenza erano concetti arbitrari. Che tutto era relativo.  Nessun uomo poteva condannare un altro uomo, perché non poteva sapere cosa lo avesse davvero spinto a commettere quel dato crimine.

Finiti gli studi universitari, rinunciai ad una ghiotta opportunità. Mi avevano proposto un lavoro ben retribuito come ricercatore presso un istituto di alta cultura filosofica a Reggio Emilia. Però a me la cosa non suonava come quella giusta. Optai quindi per una cosuccia un po’ diversa e di sicuro meno accademica.  Iniziai a studiare astrologia, discipline esoteriche, cartomanzia. Cominciai a interrogarmi sulle forze positive e negative, sull’esistenza o meno di questa polarità. Studiai molte teorie del Karma e della capacità di influenzare il proprio destino e quello altrui. Nel frattempo, per mantenermi, trovai lavoro nei locali della a zona, dove prevedevo il futuro e facevo quadri astrali alla clientela.

A questo punto starete pensando: “Ma questo è pazzo! Perché ci sta raccontando queste cose ?
L’intento è quello di far percepire a chi legge una sorta di continuità, di  connessione (più o meno evidente) tra le varie cose, tra le varie scelte che ho preso. In verità nulla è davvero andato sprecato. E un disegno che lega i punti c’è.

Analizziamo fino ad ora i punti salienti.

Eventi della mia vita Interpretazione col senno di poi
La poesia su Giuda e non su Gesu’ o sui Santi Uno sguardo alternativo e una propensione alla compassione per chi soffre e non ottiene consolazione
L’attività frenetica di chierichetto Ricerca di trascendenza, di spiritualità fin da piccolo. Ricerca di commozione
La violenza sugli animali e il voyerismo collegato

 

Il desiderio di osservare da vicino la relazione tra dolore e impotenza
Composizione di musica malinconica Produzione della commozione come preludio allo sviluppo della compassione
I miei disegni e quadri espressionisti al liceo. E le mie riflessioni e scritture esistenziali e sull’altrove Altro momento di osservazione della condizione umana e del suo rapporto di impotenza e di angoscia
Studi filosofici e artistici dell’università Fame di assoluto, di altrove
Diatribe con gli studenti di giurisprudenza: questione del tutto è relativo Base di partenza per sviluppare un atteggiamento a non giudicare troppo semplicisticamente gli altri
Passione per l’archeologia dei buchi Desiderio di addentrarmi nelle profondità delle cose, della mente, dell’esistenza
Pratica del Buddismo Inizio della ricerca attiva di strumenti di sviluppo del potenziale spirituale e di autoconoscenza
L’attività di cartomante, astrologo, etc Un ulteriore passo in direzione dell’altrove, dell’energie non visibili, dei potenziali ‘magici,’ stra-ordinari dell’umano

 

Arrivati a questo punto, possiamo notare una Chiamata comune che mi spingeva in tutte queste attività, ossia:

l’esplorazione del dentro e del fuori, dell’ordinario e dello straordinario, allo scopo di creare ponti, connessioni tra le parti

Ma il percorso non mi era, allora, così chiaro come adesso.Divivieni chi sei ma se sono io non sei tu

Ci sono state molte cose che ho fatto e che mi portavano in altre direzioni, che mi facevano
deragliare dal sentiero giusto per me. E’ normale che questo accada. PROBABILMENTE STA ACCADENDO O è
ACCADUTO ANCHE A TE CHE STAI LEGGENDO. Tuttavia, anche se ci sono passi falsi, azioni, scelte ed eventi che ci rallentano, ci confondono, ci bloccano per un certo tempo, prima o poi, la Chiamata si fa sentire di nuovo e sempre con voce più grossa. Per cui noi possiamo sempre riprendere ad ascoltarla e andare nella giusta direzione.  

ANCHE TU, NELLA TUA VITA, potrai fare una serie di cose, che se le metti insieme, saranno collegate  e avranno una loro giustificazione comune, come nel caso di quelle che ho inserito nella tabella.

Ma andiamo avanti col racconto.

A 23 anni lascio l’esoterismo per dedicarmi allo studio della naturopatia: in particolar modo seguo corsi di pranoterapia prima e di riflessologia plantare dopo. Continuo questa mia formazione per 5 anni, specializzandomi anche in floriterapia, tecniche di rilassamento, bioenergetica, sofrologia, morfopsicologia, fisiognomica. A questo punto, le energie iniziano ad incanalarsi in maniera più chiara e coerente verso la mia vera autorealizzazione. Inizio, cioè, ad aiutare le persone che vogliono stare meglio con se stesse e con gli altri. Comincio a mettere in pratica le mie conoscenze orientali, medio orientali e occidentali, al fine di armonizzare il corpo e la mente di chi si rivolge a me. In questa fase parto dal corpo per aiutare la mente, soprattutto attraverso la riflessologia, la bioenergetica e la respirazione consapevole .

Qualche anno dopo, mi dedico con grande impegno anche allo studio di discipline che invece partono dalla mente per curare sia la mente stessa che il corpo. Parlo di neuroscienze, pnl, psiconeuroimmunologia, ipnosi clinica, psicodinamica, psicocibernetica, psicomagia, psicosintesi, etc. L’acquisizione di queste altre discipline mi aiuta ancora di più ad aiutare.  La mia cassetta degli attrezzi è più ricca. Ho più strumenti e riesco ad ‘aggiustare’ prima e meglio le teste e gli organismi di chi viene da me. Mi specializzo soprattutto nel trattamento delle fobie e degli attacchi di panico. Divento davvero bravo. Riesco ad vere risultati sorprendenti in tempi rapidissimi. Molte sono le persone  soddisfatte.

Eppure manca ancora qualcosa. Forse lavoro troppo con la testa. Forse sono troppo presuntuoso. Forse ascolto poco. Si, è vero, tanta gente mi è grata in questo periodo, eppure io sento che manca qualcosa.

Dai 34 anni ai 38 scrivo, per importanti case editrici italiane e russe 7 libri:

  1. Non farti fregare dal passato
  2. Guarire dalla brutte esperienza
  3. Manuale per donne lasciate
  4. Puoi cambiare : il libro delle svolte
  5. La tecnica del togliere
  6. Relazioni vincenti col nuovo linguaggio del corpo
  7. Maschiology

Nello stesso periodo scrivo per le maggiori riviste italiane, sono spesso ospite di emittenti radio e televisive nazionali come esperto di comportamento, cambiamento, miglioramento personale. Svolgo anche corsi e seminari in giro per il Nord Italia. A 37 anni apro un ente di formazione  che viene accreditato come organismo ufficiale di alta formazione in Emilia Romagna, Campania e Lazio. E inizio a svolgere anche attività di direttore didattico e imprenditore del’sapere’.

Ed ecco che a 37 anni mi arrivano gli attacchi di panico Si, proprio a me che li toglievo agli altri.

Uhm. Qualcosa non va. Ebbene, forse non posso continuare a fare il coach, il formatore, il conferenziere, e l’imprenditore. Il giorno non è fatto di 104 ore. Quindi scelgo la nuova attività. La formazione. E abbandono le altre attività. Anche perché è impossibile aiutare gli altri se non riesci a guardarli in faccia o a stare in una stessa stanza con loro senza venire pervaso dall’ansia. Inizio quindi a usare le tecniche usate su tanti soggetti anche su me stesso. Rifiuto ovviamente l’aiuto dei farmaci. Dovevo essere coerente. E usare su di me quello che avevo sempre usato sugli altri. Gli stessi metodi.

Nel frattempo, mentre mi curavo,  capivo cosa significava soffrire di questo male . Ma lo capivo dall’interno. Ora ero io quello che soffriva. Ora mi rendevo conto che in passato, in alcuni casi, ero stato troppo intransigente, duro.  La facevo troppo semplice e mi arrabbiavo con chi non risolveva e guariva nei tempi che avevo previsto. Volevo risultati rapidi e fenomenali,  così da poter dire a me stesso: Bravo! Sei il migliore. Ma facendo in questo modo  fallivo lo scopo primario, tradivo la relazione, il VERO contatto umano. Rinnegavo la compassione. E non mi arricchivo neppure abbastanza dell’esperienza dell’altro, del suo modo di guardare il mondo. Quando ho dovuto curare me stesso tutto mi è stato più chiaro. Ho capito dove sbagliavo. Ho sentito profondamente che l’umanità è il punto fondamentale, imprescindibile.

Quindi anche questa pausa dovuta all’ansia mi era servita. In prima battuta mi era servito a scegliere cosa fare. E ho deciso di gestire l’ente per alcuni anni.  Poi mi era servito a farmi capire cosa dovevo cambiare nel mio modo di aiutare gli altri, qualora fossi tornato a fare il coach.

E nel 2016, dopo un bel periodo di lavoro su me stesso, di riflessione,  meditazione e di sviluppo di alcune competenze e capacità, ritorno a fare il coach.

In questi ultimi anni ho esplorato la connessione tra mente, copro, spiritualità e VOCAZIONE. Mi sono sempre più convinto, grazie soprattutto alla illuminante lettura di Hilmann, che ognuno ha un proprio Destino  che deve compiere. E mi sono ricordato che già a 14 anni la mia frase preferita  era Divieni chi sei di Nietzsche.

Il mio Destino è quello di aiutare gli altri a compiere il proprio Destino. Ora tutto è ben definito dentro di me:  mi aiuto aiutando, mi realizzo supportando l’altrui realizzazione. Mi conosco sostenendo chi ho di fronte nel suo processo di auto conoscenza. Mi sento felice, libero e compiuto solo quando metto  una persona nelle condizione di diventare se stessa.